"Nessuno salva nessuno"
Titolo: La ragazza d'aria
Autore: Andreea Simionel
Pagine: 352
Editore: Rizzoli
Genere: Narrativa
Anno di pubblicazione: 2026
Prezzo: 17,10 €
Trama: Una ragazza in bilico tra due mondi, due lingue, due identità. Aryna ha quindici anni e cammina sulla linea sottile tra ciò che è stata e ciò che può diventare. È arrivata da due anni a Torino dalla Romania, eppure sente che niente, nel mondo che la circonda, le somiglia davvero. Il nome che porta è troppo difficile per i coetanei italiani, la sua lingua madre ha troppi spigoli, il suo corpo è troppo pieno. Ed è così che inizia a stringere, ogni giorno controlla di più: il pensiero, gli affetti, il cibo. Attorno a lei, i genitori, la sorella e gli amici le paiono distanti. Perché Aryna lotta con il peso delle proprie radici nell'Est, la fame di trovare un posto in un paese nuovo, l'Italia, e al centro di tutto il suo corpo, che cade, resiste, si rialza. Andreea Simionel scrive una storia toccante sull'adolescenza come terra di confine, l'amore tra sorelle e il rifugio inaspettato nei libri. Con una scrittura che sa farsi vulnerabile e incandescente, ci racconta che, dopo essere scivolati sott'acqua, lentamente si può tornare a respirare come fosse la prima volta.
Recensione: Dopo tanto tempo in cui non avevo più voglia di mettere insieme i miei pensieri per dargli un senso logico, ho sentito di avere qualcosa da dire. Questo non è un libro che ho scelto, è un libro che ha scelto me. Uno di quelli di cui non sai di avere bisogno, ma che ti cercano, ti trovano e poi pagina dopo pagina ti scavano dentro per raggiungere posti profondi che neanche tu sapevi di avere. Ho provato e compreso emozioni come non ero mai stata in grado di fare prima. Ho ripercorso dentro di me pensieri, ansie, paure, ma anche sogni e speranze che giorno dopo giorno Aryna ha vissuto e mi sono immedesimata in ognuna di esse. Girare l'ultima pagina e accettare la fine di quel percorso lungo più di 300, che abbiamo affrontato insieme, è stato difficile e per questo motivo ho sentito la necessità di parlarne.
Entrare nella mente di una persona che soffre di disturbi alimentari è molto complesso, i meccanismi che portano ad agire o a non agire in determinate situazioni non sempre sono volontari "è come se un demone fosse dentro di me e mi costringesse. Non sto cercando di dire che non ho le mie responsabilità. Sono io che sto facendo tutto questo. Sono io e non sono io. A volte mi viene da piangere. Vorrei potermi fermare. Ho perso il controllo." Forse per questo comprenderlo da parte delle persone che stanno vicine a chi ne soffre è ancora più difficile, "devo essere da sola per poter mangiare. Nessuno mi deve vedere".
La soluzione sembra sempre così semplice:"Fai così" oppure "Non fare così", ma la verità è che cambia qualcosa dentro di te, la sottile linea tra ciò che hai sempre saputo e ciò che non sai, tra ciò che pensi sia giusto o sbagliato, tra quello che può farti stare bene e quello che può farti stare male, perché forse solo nel dolore si riesce a capire ciò che conta davvero. Le descrizioni dei sintomi sono molto accurate e trasmettono una realtà terribile di chi soffre di questi disturbi, attraverso Aryna e gli altri personaggi si fa luce su questo mondo, si parla di anoressia, ma anche di bulimia.
Aryna si racconta in quello che potremmo definire come una sorta di diario delle sue disavventure. Parla di quando inizia a mangiare di meno, dei cambiamenti del suo corpo, della volontà di dare sempre il massimo, del conteggio delle calorie, dei numeri che cambiano sulla bilancia, del rapporto con la sua famiglia, con le persone che notano i suoi cambiamenti fisici, degli sguardi indiscreti degli altri e i loro commenti. Perché quando cambia qualcosa dentro poi cambia qualcosa anche fuori. "Le parole sono gli aghi con cui cuciamo il mondo".
C'è il sentirsi straniera, in un paese che dovrebbe diventare casa. Parlare una lingua che non è la propria, sentir pronunciare il nome in modo sbagliato, desiderare di cambiare, di non essere lì, di tornare indietro e allo stesso tempo di non volerlo fare mai. Come possono gli altri comprendere questo senso di dualità che appartiene a chi vive la propria vita in questo modo, chi si sente metà e metà. "Da un lato, non vedo l'ora di partire, dall'altro vorrei non essere mai andata via per non dover partire. Sono come dice mia madre, girata al contrario. Quando sono qui, voglio là. quando sono là, voglio qui." E poi il cibo, un linguaggio tanto universale quanto diverso in ogni parte del mondo, che ti fa sentire parte di qualcosa e allo stesso tempo completamente estraneo.
Il libro è diviso in tre parti che chiamerei: prima, durante e dopo. Il prima spiega cosa ha portato Aryna all'anoressia, come lentamente la sua vita e il suo corpo abbiano iniziato a cambiare, la seconda parte racconta la degenza in ospedale, il rapporto con altri ragazzi che condividono lo stesso tipo di patologie, anche se ognuno le affronta in maniera diversa, il sottile limite tra la vita e la morte. E il dopo, segnato inevitabilmente dalla situazione vissuta e dalle persone conosciute in ospedale, ma anche dalla speranza e dalla voglia di ricominciare e andare avanti. Perché poi, a parte tutto. questa è una storia di rinascita, di resilienza, ma soprattutto è la storia di una ragazza che potrebbe essere chiunque di noi e forse lo è.
Emerge l'importanza terapeutica della scrittura e della lettura, quella possibilità di andare oltre il mondo in cui si vive per conoscerne degli altri e abbandonare i propri problemi. Aryna scrive i suoi racconti, legge libri consigliati dalla professoressa, dalla bibliotecaria e poi si confronta anche con la forma intima del diario di Anna. In più, in un certo senso, è la possibilità di tornare a scrivere che la riporta a casa e a vivere.
La scrittura è fluida, naturale, senza fronzoli, non ha bisogno di giri di parole, va dritta al punto, ti scava dentro. "La ragazza d'aria" è un titolo decisamente calzante, nutrirsi dell'aria come unico sostegno per la vita per poi tornare a respirare e far parte del mondo esterno all'ospedale. Mi sarebbe piaciuto sapere qualcosa in più del dopo, ho trovato la terza parte un po' sbrigativa rispetto al resto e mi è dispiaciuto perché penso che il ritorno alla "normalità" sia una delle parti più difficili. Cosa pensa Aryna da grande di quell'adolescente bisognosa d'aiuto che è stata? Si è portata dentro quelle ferite? Come le affronta quotidianamente?
Sicuramente non è un libro adatto a tutti, ma è un libro che tutti avrebbero bisogno di leggere, chi soffre o ha sofferto di queste patologie, chi conosce persone che ne soffrono e non le capisce o non sa come stargli accanto o chi non immagina neanche cosa si nasconda dietro ad una persona che soffre di disturbi alimentari. Io intanto non so quando mi riprenderò da questo libro, ma custodisco dentro di me il messaggio profondo che voleva comunicarmi.
"Credo che i libro riescano ancora ad arrivare dove io non riuscirò mai, e spero che lo faranno sempre".

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